Food & Beverage
- Francesco Usai
- 3 mar
- Tempo di lettura: 2 min

L'eccellenza culinaria italiana e l'esplosiva crescita economica dell'Arabia Saudita stanno creando una delle sinergie più interessanti del panorama globale attuale. Non è solo una questione di gusti: è un'opportunità di business che sta ridisegnando le rotte commerciali.
Tuttavia, approcciare il mercato saudita oggi richiede molto più che spedire un container di prodotti pregiati. L'ecosistema è cambiato e, per cogliere le vere opportunità, serve un cambio di paradigma: passare dalla semplice esportazione alla presenza radicata sul territorio.
Con una popolazione giovane, un ceto medio in forte espansione e un'apertura massiccia al turismo internazionale, la domanda saudita per il F&B di alta gamma è decollata.
L'Italia si conferma uno dei partner privilegiati per l'importazione di prodotti finiti di alta qualità. Parliamo di volumi che crescono a doppia cifra anno su anno, trainati da pasta, prodotti da forno, caffè, conserve e, sempre di più, dal fine dining e dal settore Ho.Re.Ca. (Hotel, Restaurant, Café).
Esportare non è un gioco da ragazzi, basta conoscere le regole
Molte aziende temono la burocrazia saudita. In realtà, il sistema è diventato estremamente efficiente e digitale, a patto di sapere dove mettere le mani.
Ogni prodotto deve essere registrato nei portali della SFDA (Saudi Food and Drug Authority), che è l’ente che regola tutto ciò che entra nei piatti dei sauditi.
Il passaporto Halal non è solo una questione religiosa, è uno standard di qualità e processo. Ottenere le certificazioni corrette è il primo passo per non vedere la merce bloccata in dogana, dove oggi tutto passa per piattaforme digitali, come SABER, che richiedono certificati di conformità rigorosi.
Esportare è il primo passo, ma è come invitare qualcuno a cena e portargli il cibo in un contenitore d'asporto...
Perché la localizzazione è la vera mossa vincente?
Il governo saudita ha un obiettivo ambizioso: arrivare a produrre localmente l'85% del cibo consumato entro il 2030. Questo non è un ostacolo per le aziende italiane, ma la più grande opportunità del decennio.
Chi decide di produrre in loco (anche solo l'ultima fase di trasformazione o confezionamento) infatti, ha accesso a sussidi, terreni a prezzi agevolati nelle città industriali come quelle gestite da MODON e vantaggi fiscali competitivi (l'imposta sulle società è ferma al 20%, senza tasse sul reddito personale). Essere un partner locale significa diventare parte della strategia di sicurezza nazionale del Regno. Le aziende che "mettono radici" godono di canali preferenziali nella GDO e nei contratti governativi.
L'Arabia Saudita inoltre mira a diventare l'hub logistico dell'area MENA. Produrre il loco permette di servire non solo il mercato locale (36 milioni di abitanti in crescita), ma tutto il Medio Oriente e il Nord Africa, abbattendo i costi di spedizione di circa il 20%.
Il mercato saudita non aspetta. La domanda di qualità italiana è altissima, ma la competizione si sta spostando dalla "spedizione" alla "presenza".



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